Il primo passo per guarire

Cari amici/che e ricercatori,

vi siete mai chiesti qual’è il primo passo per cominciare a stare meglio? Vi siete mai chiesti se esiste un modo per entrare nel processo della guarigione?

Un modo, universale, esiste. E’ quello di riconoscere il disagio che si prova, avere il coraggio di guardarlo per davvero e lasciarsi andare alle sensazioni che sopraggiungono. Se emerge dolore, frustrazione, senso di impotenza, rabbia, è il segnale che stiamo entrando in noi stessi, nella nostra interiorità. Accogliamoci. Importante è però non commentare, non giudicare. Portiamo, semplicemente, Luce e Consapevolezza su ciò che ora sentiamo come “problema” e rimaniamo in ascolto.

Ascoltarsi senza giudicare vuol dire portare l’attenzione sulle sensazioni presenti, fisiche ed emotive, senza esprimere pareri, senza cercare colpe “esterne”.yantra

La sofferenza nasce dalla negazione di un disagio, non dal disagio stesso. Perchè, il più delle volte, il disagio, esaurita la sua funzione di svegliare la nostra anima, se ne va.

Vi ricordo che potete scrivere ed esprimere le vostre esperienze e/o domande direttamente qui sul blog. Le e-mail personali vanno indirizzate da ora esclusivamente a:

lacasadellanima@libero.it

Vi auguro un felice proseguimento di estate e Rinascita!

Mariateresa Ruocco Conte Sagara

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Accogliere la Bellezza

Un video da guardare tutti i giorni, più volte al giorno, per predisporci e ri-predisporre il nostro inconscio (come facevamo da bambini ) ad accogliere la bellezza della Vita:

Più meditazione, meno stress

lavoro1Il quotidiano a cui siamo condizionati dalla società in cui viviamo, incentrato sulle dimensioni della produzione e del consumo, intessuto sulla logica del “ fare “ e  così poco su quella del “ sentire “, ci conduce inevitabilmente verso confusi lidi di dimenticanza e spesso ignoriamo chi siamo davvero nell’essenza.

Ci sentiamo “ integrati “, “ nel giusto “ quanto più riusciamo ad interpretare, con successo pubblico ed economico, il copione di “ ingranaggi del sistema “ ; quanto più, comodamente, senza indugio, aderiamo alle aspettative, ai modelli predeterminati di quest’ultimo. Tuttavia, a discapito dei bisogni di controllo, familiarità e comodità dell’Io, i  dilaganti malesseri psichici e sociali della nostra epoca denunciano orizzonti aridi e ristretti. Così lontani dallo “ star bene “ con sé stessi, con gli altri, con i principi vitali e archetipici.lavoro2

I volti tesi, gli sguardi spenti e freddi delle persone che comunemente incontriamo per strada, ne sono una testimonianza. Ognuno è ben difeso, trincerato nel suo micro- universo di sopravvivenza, è la pedina, perlopiù inconsapevole, d’un gioco giocato da altri, e dunque come potrebbe sentire la Vita nel suo Essere, comunicare vivacemente con lo sguardo, magari sorridere ai passanti? Come potrebbe esperire, sentire la presenza dell’ “altro da sé “ accompagnato dalla consapevolezza della propria persona, della propria storia, del proprio diritto ad esistere pienamente? Allora, per riprenderci questa consapevolezza, questo “ stare presenti “ a noi stessi, ai nostri sentimenti, alle nostre -e altrui- esigenze più autentiche, non aspettiamo un’altra società, un altro luogo in cui vivere, un’altra chance professionale, un’altra relazione. Non aspettiamo. lavoro3Ancora. Non guardiamo al di là della nostra persona.

E’ soltanto dentro di noi che possiamo partorirCI e partorire la pace, la verità di ciò che siamo. Al contrario di ogni previsione, non si tratta d’una verità-pace personale ma cosmica, universale. Percepibile da ogni individuo che sappia allontanare le ridondanze, le maschere, le parole di troppo, il rumore di troppo di cui siamo circondati e creare spazio libero nella mente e nel cuore.  Nessun attaccamento, nessun pensiero. Vuoto e spazio. Lucidità. Cedevolezza. Mare del Sé che entra, abbraccia, sovrasta il fiume dell’Io.

Scegliete l’angolo più accogliente della vostra casa, se non c’è ideatene uno che vi faccia sentire alavormedit vostro agio ; per nutrire il calore dell’ l’atmosfera procuratevi delle candeline da accendere, degli aromi che gradite particolarmente, dei cuscini grandi e morbidi. Può essere di aiuto anche ascoltare della musica rilassante. Bene, una volta predisposto il “ dove “, provate ad accomodarvi  nella posizione yogica del “ mezzo loto “ma va bene qualsiasi posizione vi risulti agevole da mantenere nel tempo purché non incrociate né braccia né mani ed abbiate la schiena dritta. Generalmente, si comincia la meditazione focalizzando l’attenzione sul respiro, sull’alternanza dell’inspirazione e dell’espirazione. Tuttavia, per un primo approccio, vi suggerisco semplicemente di chiudere gli occhi e visualizzare nella vostra mente un’immagine della natura che vi evochi serenità come un’immensa vallata verde o un orizzonte sconfinato, un calmo lago di montagna. Mantenete in voi l’immagine scelta per quanto più tempo possibile, fate sì che questa si espanda e ingrandisca così tanto da sovrastare qualsiasi altra immagine o pensiero. Voi siete zen meditazquell’immagine. Non esiste null’altro.

Lentamente, cominciate ad avvertire gli eventuali “ suoni “ del paradiso naturale in cui siete immersi, lo scorrere dell’acqua, il canto degli uccelli, il morbido cadere della pioggia sul terreno, l’infrangersi delle onde sul bagnasciuga etc.  Vi sentite attaccati, di nuovo, da parole e preoccupazioni? Fatele uscire dalla vostra mente ogni volta che espirate. Buttatele letteralmente fuori. Ad ogni inspirazione entra in voi la calma, la luce, il benessere del paradiso che state visualizzando, ad ogni espirazione scivolano via l’ansia, il malessere, i pensieri, i timori.

Continuate così, sentitevi pervasi da un flusso – ascendente dai vostri piedi sino alla sommità delavoro4l capo che vi rigenera e illumina – e da un altro discendente dal capo ai piedi, che vi pulisce dalle scorie, dai dolori fisici e psichici lasciandovi liberi, sani, pacificati. Dopo una decina di minuti di questa pratica, di questa piena presenza interiore, comincerete a percepire un profondo benessere, una sensazione di armonia con voi stessi e la vita. Che smacco, che sconfitta per il nostro Io, per la nostra “ ragione “ che ci vorrebbe sereni soltanto se “ a posto “ con i progetti, i doveri, le aspettative !

Eppure, come potrete sperimentare, la pace dell’animo non è in relazione agli eventi della nostra esistenza ma a quell’Unico Evento che è il nostro legame con l’Infinito. Questo legame non subisce variazioni, non è mutabile né imprevedibile. Accompagna ogni istante del nostro Vivere. Al di là di ogni contesto sociale o personale che ci gratifichi o meno, questo legame non ci abbandona, non sparisce neppure nel chackras energiabuio dell’inconsapevolezza, semplicemente non lo vediamo.

La meditazione ci aiuta così ad entrare nel vivo di ciò che siamo, nella nostra spiritualità e ad attingere alla sorgente di pace permanente della nostra essenza universale. Questa pace è sempre presente in noi, non dipende da variabili misurabili, è uno stato di coscienza.

Mariateresa Ruocco Conte

Il gioco (giogo?) dei ruoli

elegantAvete mai fatto caso al modo in cui vi rapportate agli altri? Avete mai fatto caso agli automatismi delle vostre relazioni?

Buona parte delle relazioni che viviamo sono da noi attivate “ in automatico “.  Non mi riferisco soltanto ai rapporti con il commerciante sotto casa, con l’impiegato d’ufficio, con il barman del cafè dell’angolo; qui mettiamo in opera, insceniamo, dei veri e propri copioni comportamentali molto rigidi come ci illustra bene la drammaturgia di Goffman (non ci sogneremmo mai di andare a vedere un’opera in costume da bagno, di invitare a sedersi con noi al  tavolo le garcon di un cafè, di accomodarci durante un colloquio di lavoro alla scrivania di chi ci sta esaminando etc.).avv

Tuttavia, esistono, nella nostra vita quotidiana, anche “ giochi di ruolo” più gravosi, che premono maggiormente sulla costruzione della nostra identità e che offriamo, più o meno inconsapevolmente, agli altri. Mi riferisco alle rappresentazioni pre-confezionate legate al ruolo, con le quali d’abitudine ci relazioniamo ai familiari, al partner, ai colleghi di lavoro ed agli amici.

Difficile, straordinario quando ci si riesce, rapportarsi a qualcuno al di là dei copioni, al di là di quello che ci si aspetta da noi e dal “ sapore “ della relazione stessa. Alcuni esempi pratici: pensiamo a quello che un figlio si aspetta da una madre, a quello che un padre si aspetta da un figlio maschio ed a come cambi la sua visuale se si tratta, invece, di una femmina. Ancora: pensiamo a cosa un uomo si aspetta da una donna quando la ama e cosa si attende, invece, quest’ultima, da un amico. Possiamo affermare, senza timore, che le comuni interazioni non sono che un gioco (o sarà forse più appropriato parlare di GIOGO?) di aspettative e ruoli condivisi.

einsteResta da chiedersi : chi assegna i ruoli ? Chi sono i registi, nonché gli sceneggiatori, di questa piecè lunga una vita?

E se buona parte dei contesti, degli avvenimenti e delle relazioni sono delle inerziali ripetizioni di schemi socio-culturali e familiari appresi (intrecciati, non in ultimo, alle proprie paure/difese personali),

che cosa è VERO?

Buona riflessione.

Mariateresa Ruocco Conte

Eckhart Tolle

Chi è Eckhart Tolle?

E’ uno dei più grandi insegnanti spirituali contemporanei e un autore internazionalmente conosciuto. Nato in Germania, all’età di ventinove anni una profonda trasformazione interiore ha radicalmente cambiato il corso della sua vita. Negli anni seguenti si è dedicato a integrare, comprendere e approfondire questa trasformazione che ha segnato l’inizio di un intenso viaggio interiore. Successivamente, dapprima a Londra con piccoli gruppi, ha cominciato a offrire il suo insegnamento come counselor e come insegnante spirituale. Dal 1995 vive in Canada, a Vancouver.

Eckhart Tolle è l’autore de Il potere di adesso, numero uno nella lista dei bestsellers del “New York Times” (tradotto in  33 lingue) e del suo ultimo Un nuovo mondo.gatto tolle

Che cosa insegna?

A vivere l’unico benessere possibile che è quello dell’Adesso. L’Adesso è accessibile quando ci liberiamo del falso Sè che è costituito da contenuti e forme (esperienze, memorie, aspettative, ruoli, doveri, passato, futuro, paure…). Tutto questo non ci appartiene. Dice Eckhart: ” Non siamo le nostre esperienze, la nostra storia, gli eventi e le emozioni che viviamo. Siamo lo spazio silenzioso tra quest’ultimi. “

Per saperne di più, guardate uno dei video dei suoi incontri  (diviso in più parti e con sottotitoli attivabili in italiano cliccando il primo simbolo sulla destra )

LIBERI DAL MONDO:

http://youtu.be/1NVltazW6ms

Buona trasformazione.

“Quattordici passi per stare bene”

  • Fate le cose che vi danno gioia e l’impressione di usare bene la vostra vita;

  • Prestate ascolto a voi stessi e ai vostri bisogni;

  • Lasciate andar via tutte le emozioni negative che potete scoprire in voi stessi;

  • Coltivate nelle mente immagini positive;

  • Datevi delle mete entusiasmanti;

  • Scoprite cosa volete davvero fare nella vostra vita;

  • Trovate dei mezzi per esprimere il vostro amore;

  • Amatevi e amate gli altri;

  • Create relazioni giocose, divertenti e piene d’amore;

  • Guarite tutte le relazioni traumatiche del passato, soprattutto con i genitori e con le persone a voi care;

  • Prendete la decisione di dedicarvi al benessere ed alla felicità;

  • Accettatevi e accettate tutto quello che avviene nella vostra vita come un’occasione per crescere e progredire;

  • Imparate a trarre tutto quello che potete da ogni esperienza;

  • Andate avanti con il senso dell’umorismo

                                                           

                                                            Christian Tal Schaller

“Il potere nascosto”

” Siamo esseri olografici. Siamo corpi olografici che vivono nella coscienza

olografica di un universo olografico. Siamo esseri potenti che si esprimono

attraverso corpi che si estendono al di là dei confini delle cellule, fino a diventare

l’universo stesso.

Semplicemente con l’atto di essere chi siamo, inglobiamo

l’intera creazione, rispecchiando tutto, dal più vasto dei fenomeni fino al più

minuto degli eventi, dalla più cieca oscurità alla luce più splendente “

 

                                           Gregg Braden

“Il sintomo e la guarigione”

Il sintomo rende l’uomo onesto!

La guarigione è possibile solo se l’uomo prende coscienza della zona d’ombra che si cela nel sintomo e la integra. Una volta che l’uomo ha trovato quello che gli manca, il sintomo diviene superfluo. La guarigione tende all’unità ed alla completezza. L’uomo è sano una volta che ha trovato il suo vero Sè ed è diventato una cosa sola con tutto quello che è. La malattia costringe l’uomo a non abbandonare la via che porta all’unità, per questo

LA MALATTIA E’ UNA VIA CHE CONDUCE ALLA PERFEZIONE

Thorwald Dethlefsen