“L’origine familiare della malattia”

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” Il cambiamento possibile “

” Ogni errore è in attesa della sua trasmutazione. Così come l’inverno cela in sè

l’estate e la notte prepara il giorno, così ogni essere porta nascosta dentro di sè la

verità ed è nostro compito liberare questo germe di Luce “

Thorwald Dethlefsen

” Nuovi parametri di coscienza “

Crescere in una famiglia vuol dire spesso assorbire una gran quantità di corpi inibitori. Quest’ultimi sono idee, morali coercitive trasmesse con i comportamenti o imposte sin dalla più tenera età e che diventano i nostri gendarmi interiori. Alcuni esempi sono le convinzioni, tante volte espresse igenuamente, come : ” La vita è una battaglia “, ” L’amore non esiste “, ” Il denaro è sporco “, ” L’essere umano è cattivo”, ” Siamo una famiglia di falliti ” etc…

Il Buddha diceva : “Con le nostre idee creiamo il mondo” ed i più piccoli di un Albero, creano il loro piccolo mondo con le “idee”che risuonano nella casa, nei gesti, nelle energie e nei corpi dei genitori. Perchè? Perchè per un bambino la cosa più importante è vivere ed assicurarsi di essere nutrito e protetto; per assicurarsi ciò non ha altra strategia se non quella di essere accettato, integrato e di piacere ai genitori. La non accettazione, il disprezzamento – a livello arcaico – risuonerebbe nella sua coscienza come una condizione di morte. Così, finisce per incorporare i comportamenti e le emozioni del padre e della madre come fossero propri arrivando a patire le stesse sofferenze senza aver avuto la stessa esperienza dolorosa in un fenomeno di totale identificazione. In qualche modo, il bambino si trasforma nei genitori, padri e figli diventano una sorta di gemelli in un fenomeno di narcisismo protettivo. Le difficoltà arrivano quando questa fase non viene superata ed i più piccoli, diventati adulti, non riescono a portare a compimento il processo della propria individuazione; assuefatti al modo di essere ed alle emozioni dei genitori, non trovano posto per le loro istanze interiori, vitali e di crescita e fanno ad oltranza i loro ” specchi ” affinchè possano continuare a riconoscersi.

Da questo gioco arcaico è possibile uscire con nuovi parametri di coscienza. Innanzitutto, prendendo consapevolezza che ammettere le manchevolezze del proprio Albero non vuol dire essere ” ingiusti ” , ” cattivi”, ” non cresciuti “. Quest’analisi lucida della propria storia familiare ha un fine profondamente amorevole. Prende spunto dagli elementi di sofferenza vissuti non per sterile condanna ma al fine di permettere, nel naturale processo alchemico universale retto e governato dagli opposti, la trasmutazione del dolore in gioia, delle ingiustizie in perdono, delle costrizioni in libertà, del conflitto in armonia, della negazione in consapevolezza ri-creativa e gioiosa. Soltanto in questo modo è possibile risvegliarsi ad un atteggiamento di forza e di potere – anzichè di fatalità o vittimismo – nei confronti del proprio destino.

“La figlia che non vuole studiare”

 Tratto dal libro: “Costellazioni familiari” di Bert Hellinger:

HELLINGER a una donna: di cosa si tratta?

DONNA: mia figlia non vuole andare a scuola. Fa la quarta elementare. Si rifiuta di andare a scuola e di uscire di casa.

HELLINGER: e il padre della bambina?

DONNA: Il padre è molto più giovane di me. Non siamo stati insieme per molto tempo. Abbiamo più volte tentato di separarci. Ho cercato spesso di discutere l’argomento ma lui è troppo preso con sè stesso.

HELLINGER: Allora inizierò con la bambina.

Hellinger sceglie una rappresentante per la figlia e le chiede di disporsi nel campo. La figlia muove nervosamente le dita e si sfrega le mani. Poi guarda a terra. Hellinger le chiede di ritornare un attimo a sedersi. Sceglie una rappresentante per la madre della bambina. la rappresentante volta la testa dall’altra parte. Poi guarda a terra e stringe i pugni. Si accuccia e strofina il pavimento con una mano come se volesse lavare via qualcosa. Stringe l’altra mano a pugno. A questo punto, Hellinger, prega la rappresentante della figlia di posizionarsi ad una certa distanza di fronte alla madre. La madre continua a sfregare forte il pavimento.

HELLINGER alla rappresentante della figlia: Dì a tua madre “Mi prendo cura di te”

FIGLIA(rappresentante): “Mi prendo cura di te”

 

La madre continua a sfregare il pavimento e intanto guarda la figlia. La figlia si avvicina alla madre. Quest’ultima si volta e sfrega il pavimento con entrambe le mani. Guarda brevemente la figlia ma poi distoglie lo sguardo. La figlia llarga le braccia come se volesse aiutare la madre che, d’improvviso, s’inginocchia e abbassa la testa fino quasi a toccare il pavimento.

HELLINGER dopo un pò alle rappresentanti: okay, vi ringrazio entrambe. E, alla donna, dice: Ti è chiaro perchè tua figlia vuole restare a casa?

DONNA: mi protegge, mi vuole aiutare

HELLINGER:sì, ha paura che tu muoia o ti uccida.

DONNA annuisce colpita e comincia a piangere. Mi puoi aiutare a capire in che direzione devo guardare?

HELLINGER non mi posso immischiare, c’è un segreto e devo rispettarlo

 DONNA sospira profondamente e annuisce dicendo Lo So 

HELLINGER :certo che lo sai. anche tua figlia lo sa o perlomeno lo percepisce

HELLINGER dopo un pò: Puoi fare un esercizio con tua figlia. La mattina, prima che inizi la scuola, dille: “Ti puoi fidare, oggi resto”. Diglielo prima che va a scuola. Il giorno dopo ripeti: “Oggi resto. Vai pure a scuola”.

LA DONNA: ride sollevata

HELLINGER: okay?

LA DONNA: grazie

HELLINGER (al gruppo): sembra un problema e invece c’è solo amore. La bambina è piena d’amore.

Problemi di pelle guariti con il “bagno fiorito”

I problemi di pelle (eruzioni cutanee varie, bolle inspiegabili, psoriasi) mettono a nudo una profonda ferita emozionale che, spesso, riguarda persone che si sentono svalutate, disprezzate, poco “toccate” o non toccate nell’amore e nel rispetto. Nel caso dei bambini, dietro un disagio a carico della pelle, può celarsi un senso di forte inadeguatezza nei confronti del proprio posto nel mondo.

Scrive C.Jodorowsky nel suo “Il collare della tigre” nel cap.8 , a proposito delle bolle che, a sette anni, aveva su tutto il corpo e della sua esperienza con la guaritrice Paquita:

“…Ad un certo punto Pachita si rivolse a me: “Vieni, figlio mio, passa”. Non mi avevano mai chiamato figlio mio in tono così dolce. Dalla bocca dei miei genitori quella parola usciva come una rete in una battuta di caccia, e sembrava provenire dai libro dei conti familiari pendenti, con tutti i conflitti ancora irrisolti legati alla paternità ed alla maternità. La voce di Paquita risuonò dentro di me come un inno d’amore.

“Come ti chiami bimbo bello?”- “Axel”, risposi commosso.

“Sai cosa significa?”- “Sì:l’asse”

“L’asse del cielo. Ax è l’asse, mentre el è il cielo. Dammi le tue belle manine.”. Le avvicinai a lei, e mentre le teneva nella sua mano sinistra come in un recipiente di acqua benedetta bollente, io mi sentii posare delicamente la sua destra sulla fronte.

“Che ti succede piccolo mio?”- Mi sembrava di trovarmi in una sfera calda come una placenta, ero completamento protetto, al sicuro. Ero solo con lei, nell’intimità atemporale e aspaziale della sua presenza. E sentii risuonare la sua voce nel mio petto come se la conoscessi da sempre. La voce dello sciamano o del guaritore ci risulta conosciuta perchè è parte di noi stessi, è la eco essenziale del nostro stesso cuore. Per questo, quando vi si entra in contatto, si ha la sensazione di tornare a casa. Si ritorna all’essenza originaria, al cuore universale. Provai allora un grande sollievo e risposi: “E’ tanto tempo che le bolle mi divorano, i miei genitori dicono che succede perchè sono troppo nervoso”-

“Io non credo che tu sia troppo nervoso, piccolo mio. Credo che tu abbia tanto dolore e sia spaventato e le tue bolle ti “proteggono”.

Non era solo una guaritrice ma anche una fine psicologa. A quelle parole, mi sentii  la gola in fermento. Lei mi strinse con forza le mani e capii he comprendeva senza limiti qualcosa che io non riuscivo neppure a formulare. Finalmente qualcuno era riuscito a capire che le bolle erano il frutto del mio stress familiare, che erano la mia corazza di protezione, una prigione intorno a me. Disperatamente, scoppiai a piangere come se tutto ciò che avevo trattenuto dalla nascita si fosse sgretolato. Mentre piangevo, lei sussurrava dolcemente: ‘Fà uscire questo dolore, piccolo mio, fallo uscire..’…”

Dopo il consulto, Paquita suggerì ai genitori di Cristobàl di fargli un “bagno fiorito”, tutte e due insieme, una volta al giorno per sette giorni.

Così andò il primo bagno di guarigione: “…Mi spogliarono e diedero inizio alla cerimonia facendomi entrare in una grande tinozza di plastica blu piena di acqua calda. Insieme mi aspergevano d’incenso, cantando e pregando, e mi versavano in testa tazze su tazze di acqua fiorita, lasciando scivolare la bellezza su tutto il mio corpo. Insieme a quell’acqua scorsero anche le mie lacrime, per l’intera durata della cerimonia. Quando me ne andai, mi sentivo profondamente riconciliato con me stesso.  Alejandro e Valerie, mi fecero amorevolmente il bagno tutti i giorni con la lozione profumata  ed io, ad ogni bagno, guarivo un pò di più. Attraverso questo “battesimo”, mio padre si concesse il tempo di accarezzarmi e, attraverso questo contatto, farmi esistere.

Nella successiva visita a Pachita, le bolle erano scomparse.”

*Nota importante per chi volessere sperimentare il “bagno fiorito“: come in ogni psicorituale, per qualsiasi ragione non fossero presenti i genitori, è possibile mettere in opera l’atto di guarigione tramite due genitori metaforici. E’ possibile mettere in opera l’atto anche per ammorbidire conflitti di coppia/tra fratelli e sorelle etc. L’importante è che siano presenti entrambi gli archetipi del femminile e del maschile.

Il suggerimento, a carattere spirituale, non sostituisce la diagnosi e l’intervento del medico.